Edv Cafe

  • 03:40:12 pm on febbraio 18, 2008 | 4
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    L’assurdo è una cosa che non ti aspetti in un contesto che poco o nulla ha a che fare con la cosa in oggetto. Può scatenare in noi differenti reazioni: stupore, perplessità, incredulità, curiosità, riso. E’ un concetto legato alla filosofia dell'”assurdità dell’esistenza”, sorto con la corrente esistenzialista negli anni ’50-’60 con autori come Albert Camus, Eugene Ionesco, Samuel Beckett, che portarono brillanti esempi di questa filosofia nelle loro opere teatrali.

    Oggi il teatro ha ben pochi esempi di filosofia, a meno che non si vada sul classico, ma richiama molto poco pubblico, salvo che nei pochi casi in cui nelle vesti di attori compaiono nomi legati alle trasmissioni televisive, anche se con risultati a volte assai scarsi.

    La forma d’arte più seguita è, inutile dirlo, la pubblicità. E la filosofia dell’assurdo è entrata anche in essa, anche se con evidentemente intenzioni diverse da quelle degli autori.

    L’assurdo in pubblicità lo si coglie solo se ci si ragiona sopra, ma il più delle volte non se ne ha il tempo, in 30 secondi una serie di immagini ad alta velocità ed a alto sonoro ci viene catapultato nelle retine e sui timpani urlandoci  dei concetti che probabilmente faticheremmo a comprendere anche in più tempo e con meno rumore. L’assurdo serve unicamente per richiamarci nella mente concetti familiari o in qualche modo curiosi per attirare la nostra attenzione. E ci riescono anche. Io alla trentesima volta che cercavo di seguire un film interrotto continuamente dalla pubblicità mi sono domandata: “che bisogno ha una donna adulta vestita come una deficiente su un paio di pattini, di navigare in Internet con un portatile?” Lì per lì il nostro subconscio ha captato una dissonanza, un qualcosa che non andava, poi la nostra razionalità mette a fuoco il concetto piano piano, estrapolandolo dal contesto, dalle immagini e dalla musica, oltre che dal messaggio. E’ chiaro che il messaggio vuole essere “massima libertà di utilizzo”, ma bastavano gli ometti sdraiati sul prato, non importava arrivare all’assurdo, invece se la pubblicità ha raggiunto alfine il suo scopo, è solo per questo particolare dissonante, ché altrimenti non l’avrei notata. Infatti il mio cervello ha cominciato a mettere a fuoco l’assurdo, mentre cercava di razionalizzarlo, evidentemente senza risultato, perché a rigor di logica nessuno agirebbe come la signorina in questione, anche per motivi di equilibrio, eppoi una che va sui pattini, o guarda la strada o guarda lo schermo, che gli frega di collegarsi ad internet? Se ha tanta premura di controllare la posta, torni a casa. E magari si cambi pure il vestito.

     

Comments

  • edv cafe 17:0 on 18 febbraio 2008 | # | Rispondi

    Riflessione magnifica, bravissima!😉

  • Chardonnay 18:0 on 18 febbraio 2008 | # | Rispondi

    la pubblicità ha ragione, bisogna essere veloci e concisi😛

  • Luca 18:0 on 18 febbraio 2008 | # | Rispondi

    Chardo for president😛

  • sì autore sì 22:0 on 18 febbraio 2008 | # | Rispondi

    concordo. è come quella pubblicità del Kinder Delice di qualche anno fa, dove la mamma apriva il frigo e prima di prenderla iniziava a dialogare allegramente con il latte, il sedano e tutto il resto delle cibarie. La cosa che ho cercato di focalizzare guardandola era: ma cosa c’è dentro quella merendina? Lsd?


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